Odaka YogaMuoversi con l'oceano

L'unione dinamica

Spesso nello Yoga sentiamo parlare di unione, dato che questa parola sanscrita è spesso tradotta proprio con questo termine.

Ma cosa ci viene in mente quando questo suono giunge alle nostre orecchie? Quali concetti vengono evocati? E quali sentimenti ed emozioni accompagnano queste idee che ci attraversano?

Ognuno in fondo si ritrova con una sua idea di unione e con un suo bagaglio di esperienze collegate che lo condizionano in un verso o nell'altro; in fuga da ogni unione o alla ricerca di questa, intesa quale superamento di una divisione o di una separazione... Ricerca o fuga che può essere solo interiore o vissuta nel concreto della vita.

Ma che la rifuggiamo impauriti o la cerchiamo con segreta ansia, spesso questa unione ci sfugge, ci delude, si dimostra inaffidabile e irraggiungibile, sempre e solo parziale o temporanea. Un momento in cui qualcosa si riconnette dentro di noi o in cui troviamo qualcuno o qualcosa che ci fa sentire in pace... ma che, veloce, passa.

Ma è veramente questo il senso dell'unione?

Un punto di arrivo dove termina il conflitto, la separazione, il distacco, la differenza?

Un luogo dove sperimentare finalmente la calma e la pace?

A guardar bene non è proprio così, o meglio, è così ma non è così...

Se per un momento facciamo riferimento al mondo che ci circonda, o anche alla nostra esperienza di vita, cominciamo a notare che l'evoluzione si afferma sempre nel momento della "crisi", quando due polarità si fronteggiano, quanto si crea un dinamismo tra due poli capace di far scorrere tensione, di far muovere le onde, di dare una direzione ed un verso all'energia. Già solo osservando il movimento del corpo, questo è reso possibile dai muscoli agonisti che lavorano in contrapposizione con quelli antagonisti.

Quando c'è movimento, evoluzione, vita, allora da qualche parte esiste una coppia di opposti che innescano un dinamismo tra le loro polarità.

Un esempio famoso di questo è il concetto di Yin e Yang che è alla base della filosofia e del pensiero cinese; due entità opposte e complementari che, insieme, formano la totalità.

Un altro richiamo, altrettanto famoso, è quello legato al principio del maschile e del femminile, Shiva e Shakti, la coppia che nella cosmologia induista e, prima ancora, tantrica rappresenta l'Universo.

Senza però allontanarci troppo dalla nostra esperienza concreta e quotidiana, possiamo vedere come dentro di noi sono attive molteplici polarità che mantengono il nostro organismo fisico e psichico attivo e, in sostanza, vivo. Contrazione - espansione, inspirazione - espirazione, pressione - cedevolezza, chiusura - apertura, forza - delicatezza, dentro - fuori, sopra - sotto, pesantezza - leggerezza, tensione - morbidezza, rigidità - flessibilità, trattenere - allontanare, prendere - lasciare... Lungo potrebbe essere l'elenco delle coppie di poli che innescano il dinamismo della vita dentro di noi. Allora vediamo come l'esistere comincia a palesarsi come una continua variazione lungo le linee di forza che collegano i poli opposti, nelle molteplici dimensioni che ci costituiscono1. E questo è profondamente comprensibile se pensiamo un attimo all'arduo compito che tutti i nostri organismi affrontano ogni giorno: adattarsi al meglio alle variazioni dell'ambiente che li circonda. Un corpo monolitico, rigido, incapace di variare sarebbe inadatto alla vita, incapace di fluire ed adattarsi alle variazioni dell'ambiente.

Quale è la caratteristica fondamentale di questo dinamismo che si manifesta tra ogni coppia di poli? Lo spazio. Quello che separa i poli e grazie al quale la vibrazione, l'oscillazione, il flusso da un polo all'altro sono resi possibili. In questo spazio si realizza la variabilità che permette l'adattamento, che permette il nuovo, che da vita al movimento, che rende possibile la transizione, che conduce alla trasformazione.

Più entriamo nella comprensione della natura intima dell'esistenza, più scopriamo che esse è una continua variazione, una continua oscillazione, una continua vibrazione. E questa esiste grazie ai due estremi che la permettono e la definiscono... e che alla fine sono parte di essa. In altre parole, i poli appaiono opposti ma sono in realtà uniti proprio da ciò che vibra tra di loro. Si realizza così una unione che, a differenza della fusione, innesca una dinamica intrinseca capace di creare uno spazio fecondo, generativo, procreativo.

Bello! Meraviglioso! Ma allora dove è il problema? Dove si rompe l'incantesimo e nasce la sofferenza? Dove è che perdiamo questa unione?

Il principale ostacolo a questa comprensione esperienziale risiede nel fatto che le polarità energetiche, invece di essere vissute semplicemente in questa dinamica, vengono intrappolate nei dualismi concettuali della nostra mente operativa e racchiusi in credenze e pensieri limitanti che, il più delle volte, decidono che un lato è meglio dell'altro e pertanto va preferito. Sorge così la visione illusoria e duale della realtà, radice del nostro soffrire. Al centro di questa illusione duale vi è l'esperienza dell’io/mio come entità che si relaziona con gli altri e l’ambiente circostante, fonte inesauribile di frammentazione del mondo e dei fenomeni.

Scatta in automatico l'appropriazione concettuale delle polarità che, a causa della distorsione che l'io introduce, diventano opposti, nemici, differenti, diversi, separati. In questo irrigidimento, sostenuto man mano dalle idee e dai pregiudizi, si perde lo spazio tra i poli, si sceglie di stare solo da una parte. Idealmente! Perché in realtà l'organismo continua ad oscillare, a muoversi in questi spazi, solo che sono diventati più angusti, ristretti, limitati... alcune dimensioni del nostro esistere variano pochissimo, intrappolate, e creano tensione rispetto alle altre ancora libere di oscillare... di vibrare...

Ciò che era nato per essere armonico, diventa dis-armonico e perde la sua intrinseca bellezza.

Per ritrovare questa grazia non possiamo fare altro che recuperare tutta l'ampiezza delle polarità che ci costituiscono. Solo in seguito potremo arrivare a vederne l'unione.

Ma questo lavoro di riscoperta e recupero, per essere efficace, deve passare per strade diverse da quelle dell'Io: il sentire, lo sperimentare nel corpo, il percepire, l'intuire. L'uomo ha sempre cercato queste strade alternative per "ritornare a casa" e, nei millenni, ha creato sistemi filosofici e spirituali (tra cui la Meditazione, il Tantra, lo Yoga) che racchiudono tecniche che permettono di avanzare su questi incerti sentieri perché fanno riferimento al corpo e a ciò che lo costituisce. Si comprende, allora, come il termine Yoga più che indicare la realizzazione di una unione, vuole significare "ciò che svela l'unione".

Oggi queste strade si possono percorre ancora, per ritrovare quell’unità che in ognuno di noi vive nascosta in un sentire lontano e come attutito, spesso inascoltato, che ci chiede di intraprendere la Via che aspetta solo di essere percorsa, il Cammino che nessuno al posto nostro può percorrere.


1. Si vedano a questo proposito le mappe delle configurazioni funzionali delle Esperienze di Base del Sé come descritte e codificate nel Neo-funzionalismo in psicoterapia.

 


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